Ridere fa bene, ma lo sapevi che la risata è uno dei meccanismi neurologici più complessi che esistano? Gli scienziati hanno scoperto che ridiamo principalmente per motivi sociali: la comicità nasce dallo scarto tra ciò che ci aspettiamo e ciò che accade davvero. È l’incongruenza, bellezza. E non siamo gli unici: anche ratti e scimpanzé ridono, o qualcosa di molto simile, soprattutto durante il gioco. Noi umani, però, abbiamo sviluppato la capacità di ridere anche di situazioni astratte, simboliche, persino pericolose. Già gli Antichi Romani avevano un senso dell’umorismo piuttosto sfacciato: si facevano beffe dei potenti, degli stranieri e delle deformità fisiche — Cicerone stesso collezionava barzellette in un libretto personale. Insomma, l’ironia non è un’invenzione moderna. Cambia solo il bersaglio.
La barzelletta: il ladro, il pappagallo e una sorpresa a quattro zampe
Un ladro entra in un appartamento per svaligiarlo. Ad un certo punto sente una voce alle sue spalle:
«Gesù ti guarda! Gesù ti guarda!»
Il ladro suda freddo. Si gira lentamente… e vede che si tratta solo di un pappagallo. Tira un sospiro di sollievo e, ormai tranquillo, gli chiede:
«Come ti chiami, tu?»
«Mosè!»
«E che razza di persona è quella che ha chiamato Mosè il suo pappagallo?»
«La stessa che ha chiamato Gesù il suo Rottweiler!»
Perché fa ridere
Il meccanismo comico si regge tutto sull’effetto sorpresa finale. Il ladro — e con lui il lettore — abbassa la guardia non appena scopre che la voce appartiene a un semplice pappagallo. Il nome Mosè sembra solo una bizzarria del padrone di casa. Ma è proprio lì che scatta la trappola: Gesù non era un avvertimento divino, era il nome del cane. Un Rottweiler. Probabilmente ancora in casa. La barzelletta gioca su tre livelli contemporaneamente: la falsa rassicurazione, il rovesciamento delle aspettative religiose e, in fondo, una sottile nota di giustizia poetica nei confronti del ladro.
