Tuo nipote è seduto sul divano accanto a te, ma è come se fosse su un altro pianeta. Gli occhi fissi sullo schermo, le cuffie alle orecchie, i pollici che scorrono veloci. Tu vorresti raccontargli qualcosa, magari una storia di quando eri giovane, o semplicemente stare insieme. Invece il silenzio pesa, e quella distanza fa male più di quanto si voglia ammettere.
Questa situazione è molto più comune di quanto si pensi. Il conflitto tra nonni e nipoti adolescenti intorno all’uso degli smartphone e dei videogiochi è diventato uno dei punti di attrito più frequenti nelle famiglie italiane. E spesso i nonni si sentono in colpa anche solo per il fatto di sentirsi ignorati, come se fosse sbagliato desiderare attenzione.
Perché gli adolescenti sembrano “assenti” anche quando sono presenti
Prima di tutto, vale la pena capire cosa sta succedendo davvero. Gli adolescenti non usano il telefono per scortesia: il loro cervello è neurologicamente attratto dalla stimolazione continua offerta dai social media e dai videogiochi. Secondo diversi studi in ambito neuroscientifico, le notifiche e i contenuti digitali attivano il sistema dopaminergico in modo molto più immediato rispetto a una conversazione. Non è mancanza di affetto. È fisiologia.
Detto questo, capire non significa accettare passivamente. Anzi, è proprio la comprensione che può diventare il tuo strumento più potente.
Come riavvicinarsi senza scontrarsi
Il primo errore che molti nonni commettono è quello di vietare o criticare apertamente lo smartphone. Questa strategia produce quasi sempre l’effetto opposto: il ragazzo si chiude, si irrigidisce, e il tempo insieme diventa una fonte di tensione invece che di piacere.
L’approccio più efficace è la curiosità genuina. Chiedere cosa sta giocando, chi sono i personaggi, perché quel gioco lo appassiona tanto. Non fingere interesse, ma cercarlo davvero. Molti nonni che hanno provato questa strada raccontano di essere rimasti sorpresi: i nipoti, sentendosi finalmente capiti invece che giudicati, hanno abbassato la guardia e hanno cominciato a parlare.
Creare rituali condivisi che non competano con lo schermo
Un altro elemento chiave è costruire momenti strutturati che abbiano un valore rituale. Non si tratta di strappare il telefono di mano, ma di creare occasioni in cui stare insieme abbia un senso concreto e piacevole. Una ricetta da preparare insieme, una passeggiata con una meta precisa, una storia da raccontare con le vecchie fotografie. I ricordi condivisi sono il collante più resistente che esista tra generazioni.

La ricerca in psicologia dello sviluppo (Bengston, 2001) ha dimostrato che la qualità del tempo condiviso tra nonni e nipoti ha un impatto diretto sul benessere emotivo degli adolescenti, anche quando loro non sembrano rendersene conto nell’immediato. Spesso ci vuole qualche anno prima che un ragazzo realizzi quanto quelle ore insieme abbiano significato.
Stabilire accordi, non regole unilaterali
Se il problema è davvero persistente, può essere utile coinvolgere i genitori per definire insieme delle regole condivise sull’uso del telefono durante le visite. Non regole imposte dal nonno, ma accordi familiari. La differenza non è solo formale: un ragazzo che sente di aver partecipato alla decisione è molto più propenso a rispettarla.
- Stabilire insieme un momento “senza schermo” di almeno 30-40 minuti durante la visita
- Proporre attività che abbiano un elemento di sfida o novità, adatte all’età del ragazzo
- Evitare i confronti con il passato (“ai miei tempi non esistevano queste cose”): aumentano la distanza invece di ridurla
- Riconoscere apertamente quando qualcosa nel mondo digitale vi ha incuriosito: mostra apertura mentale
La relazione tra nonni e nipoti è una delle più preziose che un essere umano possa avere. È fatta di tempo, di memoria, di radici. Nessuno schermo può davvero sostituirla, ma tocca agli adulti — anche a quelli con i capelli bianchi — fare il primo passo per tenerla viva.
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