Ridere è una delle attività più serie che l’essere umano compia. Lo dicono gli scienziati, non io. La risata è una risposta neurologica complessa, legata al sistema limbico, che si attiva quando il cervello percepisce un’incongruenza risolta in modo inaspettato — ed è esattamente per questo che le barzellette funzionano. Non siamo soli in questo: anche i ratti, i delfini e le grandi scimmie producono qualcosa di simile alla risata, spesso durante il gioco. La nostra, però, ha una dimensione sociale unica: crea legami, alleggerisce tensioni, e — in alcune epoche storiche — è costata cara. Gli Antichi Romani erano maestri dell’ironia feroce: si rideva dei politici, dei ricchi, dei mariti traditi e, immancabilmente, della vita coniugale. Marziale e Giovenale costruirono carriere intere sfottendo il matrimonio. Duemila anni dopo, l’argomento regge ancora benissimo.
La barzelletta
Marito e moglie partono in macchina per le vacanze. Dopo qualche chilometro, la moglie si agita:
«Giovanni, Giovanni, torniamo indietro! Ho dimenticato di chiudere il gas!»
Il marito, placido come un lago alpino in agosto:
«Non ti preoccupare.»
«Come non ti preoccupare? Potrebbe incendiarsi la casa!»
«Ma no, è impossibile.»
«E come fai ad esserne tanto sicuro?»
«Perché io ho dimenticato aperto il rubinetto del lavandino.»
Perché fa ridere
Il meccanismo comico qui è un classico colpo di scena a specchio: la moglie è in ansia per una sua dimenticanza potenzialmente pericolosa, e il marito la rassicura con una nonchalance disarmante. Solo che la sua tranquillità non deriva dall’assenza di problemi, ma dal fatto che ha combinato un disastro altrettanto grande — e lo sa perfettamente. Il paradosso è servito: due catastrofi domestiche non si annullano a vicenda, ma nella logica surreale della barzelletta diventano una sorta di pareggio. Il vero bersaglio della risata non è la moglie smemorata, ma il marito che ritiene questo un motivo valido per stare tranquilli. Benvenuti nella vita di coppia.
